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Il 20 maggio del 2012 il terremoto ha colpito la nostra regione con effetti devastanti per l'economia regionale e sulle condizioni sociali dei nostri territori. I morti nei luoghi di lavoro, la perdita dei riferimenti di comunità, l'assenza di un modello nazionale in grado di affrontare l'emergenza, sono stati gli effetti più traumatici che ci siamo trovati a dover affrontare, con il rischio che il sisma diventasse l'ennesima opportunità per la criminalità organizzata di permeare il territorio.
La scelta da parte della Regione Emilia-Romagna e delle parti sociali di costituire una cabina di regia, nella quale assumere decisioni condivise e norme conseguenti in grado di sostenere l'emergenza e la fase della ricostruzione, è stata determinate per rilanciare il nostro territorio. Sia da un punto di vista economico e produttivo, che per la ricomposizione delle comunità.
Da questa scelta sono derivati il "Protocollo legalità" per gestire la ricostruzione e la conseguente legge regionale, con il ruolo attivo delle parti sociali e delle istituzioni locali: l'embrione di un modello che ha portato al "Patto per il Lavoro", indicando una via alternativa allo scenario nazionale per un modello di sviluppo sostenibile e socialmente equo fondato sulla legalità e sulla valorizzazione del lavoro.
Non vanno dimenticati quei giorni e il prezzo che il lavoro ha pagato: per queste ragioni la data del 20 maggio rappresenta per noi e la nostra regione un monito per proseguire nel percorso intrapreso all'alba del terremoto.
Quell'esperienza è come non mai attuale nell'emergenza del coronavirus: solo perseguendo quel modello saremo in grado di praticare un'esperienza che potrà essere utile per l'intero Paese.
Non dimentichiamo!

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