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Metà settembre: la morsa del caldo si allenta la sera, i ragazzi riprendono la scuola, le strade delle città tornano ad ingolfarsi di auto. Per i più le vacanze sono alle spalle, ma la riviera romagnola pullula ancora di bagnanti e di bagnini che assaporano il ritorno ad una pseudo normalità dopo l’estate da incubo del 2020. In alternativa si possono trovare spazi e momenti di relax anche negli infuocati centri storici, soprattutto se si possiede una abitazione con annessa piscina.
È il caso di Ciro Cuomo, bolognese del 1959, residente nella centralissima via Saffi del capoluogo di regione, che la riviera l’ha scartata non per scelta ma per necessità. È agli arresti domiciliari dal 17 giugno, quando Squadra Mobile e Guardia di Finanza gli hanno notificato una ordinanza emessa dal giudice Francesca Zavaglia, su richiesta della Procura di Bologna.
Cuomo era già noto alle cronache per un curricolo giudiziario non indifferente: furto, estorsione, ricettazione, usura, falso, resistenza e violenza a pubblici ufficiali. L’ultimo provvedimento di applicazione delle misure cautelari allunga questa lista con le ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta, atti persecutori, ricettazione, auto riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.
In quel pezzo dell’antica via Emilia di ponente chiamata via Saffi, a ridosso di Porta San Felice, Cuomo gestiva bar e ristoranti, trattorie e cremerie: un piccolo regno della ristorazione dietro il quale, secondo le indagini, stava un vorticoso giro di affari illeciti, con aziende intestate a prestanome compiacenti, debiti erariali che svanivano attraverso passaggi societari e fallimenti pilotati, trasferimenti di denaro per riciclare i proventi delle attività attraverso la creazione di nuove Srl o Snc. Tra i beni sequestrati e confiscati ci sono le intere quote di due società che gestivano le attività di ristorazione e 450mila euro depositati nei conti correnti riconducibili al signor Cuomo.
“Gigi” è il nome di uno dei bar interessati dall’inchiesta; Gigi come il soprannome di Cuomo, nipote del noto contrabbandiere di sigarette Gerardo Cuomo.
Dietro questa storia non stanno però solo vicende di soldi, perché lungo via Saffi assieme alle auto scorrono anche l’intimidazione e la violenza, la paura e l’omertà. Dice Andrea Giagnorio, referente del coordinamento di Libera Bologna, in un video girato dalla associazione nell’estate: “In questo tratto di strada hanno incendiato un’auto e un bistrot. Gira voce che il condominio non avesse dato il permesso ad uno dei bar di Cuomo per mettere tavolini e sedie sotto i portici”.
Alcuni residenti rispondono per monosillabi alle domande di Libera, senza essere ripresi in volto:
“Cuomo è un vicino impegnativo”;
“Lui è il padrone della strada”;
“Io non posso espormi perché se no quello mi taglia la testa”;
“Dopo il suo arresto la situazione non è cambiata e purtroppo non cambierà mai”.
Frasi eloquenti, che Andrea Giagnorio commenta così: “Questo è il clima che si respirava prima e che si continua a respirare ora. Tra le contestazioni mosse dai PM non c’è l’aggravante del metodo mafioso ma noi, da osservatori interessati al fenomeno, non possiamo che sottolineare quanto la paura fosse palpabile tra le persone della strada e quanto l’omertà di tante altre che abbiamo incontrato fosse evidente”.
Il 2 settembre scorso i ragazzi di Libera hanno camminato sotto i portici di via Saffi, assieme al sindaco di Bologna e a rappresentanti di associazioni sensibili al tema: la Camera del Lavoro del capoluogo, la CGIL regionale, l’associazione Cooperare con Libera Terra e Legacoop. Per testimoniare che non c’è solo indifferenza o “voglia di restare alla larga” di fronte alle manifestazioni di prepotenza criminale. Dice ancora Giagnorio: “Resta un dubbio: quanto sono diffuse situazioni di analoghe ingiustizie e prepotenze in altre zone della città? Ancora non lo sappiamo con certezza, ma le segnalazioni si moltiplicano. La presenza delle mafie a Bologna è una presenza discreta, sottotraccia, nascosta. Qui le mafie non creano scandalo e allarme sociale, ma si infiltrano silenziosamente nel tessuto economico, nelle attività commerciali, di ristorazione, alberghiere, per riciclare denaro, per dare lavoro, per ricettare. La sfida quindi è ancora più ardua: parlare e far emergere un fenomeno che non dà apparentemente fastidio a nessuno e che anzi a volte viene persino ricercato, per i servizi che offre e per il denaro che elargisce a professionisti, imprenditori e operatori economici”.
Vale a Bologna ma è una legge del presente molto diffusa anche nel resto della regione e d’Italia. Dopo le ferie riprendono i processi in Emilia Romagna e proprio in questi giorni inizia Billions a Reggio Emilia: una inchiesta che attorno al tema della falsa fatturazione e della contaminazione tra sistemi criminali e sistema economico porta davanti al giudice dell’udienza preliminare Andrea Rat 193 persone per le quali il sostituto Procuratore Giacomi Forte chiede il rinvio a giudizio. A Modena è già ripreso il processo sulle pressioni e sulle minacce che secondo la Procura antimafia furono poste in atto per tentare di riammettere alla White List le imprese della famiglia Bianchini, colpite da interdittive antimafia all’indomani del terremoto 2012. A Bologna entro la fine di settembre dovrebbe arrivare la sentenza d’appello nel processo di mafia per gli omicidi del 1992, anno tra i più cruenti nella lotta di ‘ndrangheta per il controllo del territorio che proseguì fino al 2004, quando venne ucciso Antonio Dragone e la cosca Grande Aracri prese il definitivo sopravvento a Cutro come in Emilia Romagna, portando a sistema le sue attività in campo economico.
Le ferie sono finite insomma, anche se Ciro Cuomo può tuffarsi nella propria piscina in via Saffi dove sconta gli arresti domiciliari.

Paolo Bonacini

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