CERCAFBTWITTERinstagramyoutube
CERCAFBTWITTERinstagramyoutube
testata spacer

Giovedì 16 giugno 2022: nel giorno in cui arriva la sentenza d’appello del processo di mafia Grimilde (rito abbreviato), arriva anche la notizia dell’ennesima organizzazione criminale operante in regione, con il centro di governo insediato a Reggio Emilia, sgominata dai Carabinieri con l’arresto di 16 persone.
Iniziamo da Grimilde, con la sentenza della quinta sezione della Corte d’Appello di Bologna che ha ridotto gli anni complessivi di carcere da 216 a 116 per gli imputati del rito abbreviato che avevano presentato ricorso. Altri 14 nomi si aggiungono alla lista degli 8 assolti nel primo grado. Sconti di pena sono stati riconosciuti anche ai personaggi più importanti, dei quali sono state comunque confermate le condanne. Salvatore Grande Aracri, figlio di Francesco (a processo nel rito ordinario di Reggio Emilia), identificato come uno dei capi della cosca di ‘ndrangheta con base a Brescello, passa da 20 anni di carcere a 14 e 4 mesi. Sconto di 4 mesi anche per Rosita Grande Aracri (2 anni la condanna) e assoluzione per il terzo membro della ormai celebre famiglia, il boss Nicolino Grande Aracri, che in primo grado era stato condannato ad un anno. Giuseppe Caruso, funzionario dell’Agenzia delle Dogane ed ex presidente del Consiglio Comunale di Piacenza, ha avuto ridotta la pena da 20 a 12 anni e 2 mesi di reclusione. Pena quasi dimezzata (6 anni e 11 mesi) anche per suo fratello Albino Caruso. Sentenza di condanna ma con pene ridotte pure per gli altri uomini di spicco della cosca reggiana già noti grazie al processo Aemilia: Nicolino Sarcone, Alfonso Diletto e alcuni membri della famiglia Muto (Francesco, Luigi, Cesare, Antonio).
A Reggio Emilia più che questa sentenza desta però scalpore l’indagine Ghost, condotta dai Carabinieri e illustrata in conferenza stampa, presso il comando provinciale dell’Arma, dal nuovo procuratore della provincia Gaetano Paci, da poco insediato dopo il trasferimento di Marco Mescolini a Firenze deciso dal CSM. Su quella vicenda, per inciso, ancora pende un ricorso al Tar dell’ex procuratore, già pubblico ministero al processo Aemilia. Paci ha voluto incontrare la stampa per lanciare un allarme sul modus operandi dell’organizzazione criminale svelato dall’indagine che ha prodotto 17 misure cautelari e vede indagate 37 persone. Una miriade di furti ai danni esclusivamente di donne vulnerabili; centinaia di truffe odiose che sfruttano la scarsa competenza di cittadini, per lo più anziani, nelle transazioni on line e nelle procedure di utilizzo delle carte elettroniche postali e bancarie. L’indagine è stata coordinata dal sostituto procuratore Giulia Stignani e svela un impressionante numero dei reati ipotizzati, riassunti in 448 capi di imputazione che parlano di 212 truffe aggravate e 55 furti commessi in pochi mesi tra il 2018 e il 2019. Fatti documentati da immagini di telecamera di sorveglianza, testimonianze di vittime e ben 900mila file di tabulati e intercettazioni telefoniche. Sono contestati anche il riciclaggio, la ricettazione e il falso.
L’illecito guadagno della vorticosa attività sfruttava la vulnerabilità delle vittime, con metodi e schemi operativi capaci in pochi attimi di entrare in possesso delle loro carte di credito e dei codici necessari all’uso, oppure di insinuarsi nel mercato delle compravendite on line fingendo di voler pagare i prodotti offerti, ma riuscendo in realtà a spillare soldi agli innocenti venditori. Sono questi gli elementi preoccupanti che hanno spinto la Procura e i Carabinieri a lanciare un messaggio ai cittadini, perchè il rischio di raggiri, facendo leva sulla debolezza e sull’’ignoranza informatica delle vittime, è oggi molto alto.
19 degli indagati, molti dei quali già con precedenti penali, vivono nel comune capoluogo di Reggio Emilia e in quelli vicini di Bibbiano e Cavriago. Le residenze degli altri sono equamente distribuite in diverse province dell’Emilia Romagna, del Veneto e della Lombardia. Un accusato è nato e risiede a Palermo. Alcuni di loro sono originari di Bolzano dove l’organizzazione manteneva una struttura operativa addetta alle telefonate che arrivavano alle vittime. Due degli arrestati che vivono assieme a Cavriago sono la coppia Vincenzina e Piero Ciampà: nati entrambi a Cutro in provincia di Crotone.
Le indagini dei Carabinieri sono iniziate dopo un furto commesso alla fine di ottobre 2018 nella sede della cooperativa sociale “Il Pilastro” a San Polo (RE). I ladri hanno rubato assegni dalla cassaforte poi sono saliti al secondo piano dove risiede il parroco del paese, Pellegrino Tognoni, al quale hanno portato via un bancomat e una carta di credito, usati poco dopo per prelevare 3mila euro in contanti e per effettuare altri 3.800 euro di trasferimenti on line. Soldi spostati a ricaricare una carta PostePay intestata ad uno degli indagati. La collaborazione dell’ufficio antiriciclaggio di Poste Italiane è stata fondamentale per ricostruire questi movimenti e tutti gli altri emersi in seguito.
Una sezione dell’associazione a delinquere era esperta in furti nei parcheggi dei supermercati. Il lavoro era in coppia: venivano avvicinate donne perlopiù anziane nel momento in cui ponevano le borse della spesa nel baule, con stratagemmi come il segnalare una ruota sgonfia dell’auto, e mentre uno parlava l’altro sfilava la borsetta con il portafoglio appoggiata sul seggiolino di fianco al guidatore. Siccome accade spesso che incautamente si tengano assieme carte di credito e codici per il loro utilizzo, il gioco per i malviventi è fatto e in poche ore i soldi prendono il volo grazie a transazioni a catena effettuate dai membri della banda. In altri casi quei codici i malviventi li ottenevano telefonando alla vittima qualche ora dopo il furto fingendosi carabinieri: “Abbiamo ritrovato la sua borsetta e stiamo per riportargliela. Ma ci dia subito il codice del bancomat così lo blocchiamo prima che i ladri trasferiscano i soldi”. In tanti purtroppo ci cascano e i ladri, che sono loro, fanno ciò che fingono di voler scongiurare: trasferiscono i soldi.
Più sofisticato era il sistema di truffe nelle transazioni on line. Vendevano beni o soggiorni vacanze, convincendo i potenziali clienti ad accreditare degli acconti, e poi scomparivano. Oppure riuscivano a sfilare soldi anche a chi vendeva, con il finto compratore che raggiungeva l’accordo dichiarando di pagare con PostePay. In seguito il venditore inesperto veniva guidato a compiere operazioni agli sportelli postali in teoria necessarie per incassare, ma che in realtà accreditavano soldi suoi a favore delle ricaricabili intestate ai criminali. Mai cifre esorbitanti, ma capaci di gettare nella disperazione l’ignaro venditore. Come il signore che cercava di piazzare due trattori attraverso il sito Subito.it e al termine della vorticosa trattativa con la banda si è trovato il proprio conto alleggerito di 2mila euro. I malviventi non si fermavano neppure di fronte a sistemi di pagamento on line apparentemente sicuri, come PayPal, dei quali sapevano anzi sfruttare i limiti nei controlli utilizzando la porta d’accesso riservata a “parenti ed amici”.
Tra gli arrestati finiti in carcere l’uomo identificato come colui che dirigeva le attività dell’organizzazione è Terens De Barre, 39enne residente nel comune di Cavriago (RE) assieme alla moglie Pamela Di Rocco, anche lei dietro le sbarre come pure il fratello di Terens, Daniel De Barre e sua moglie Susanna Gabrielli.
Molti degli indagati a cui non è contestata l’appartenenza all’organizzazione criminale sono invece indicati come individui disperati che nulla hanno da perdere; emarginati sociali che in cambio di qualche piccolo vantaggio si mettevano a disposizione dei capi che tiravano le fila. Anche loro fantasmi, come dice il nome dell’indagine.

Paolo Bonacini

powered by social2s