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Da diversi anni a questa parte, le forze di Polizia vivono una condizione di disagio dovuta ad una serie di fattori. Uno di questi è la carenza di organici, che si sta ripercuotendo su tutte le lavoratrici e i lavoratori sia ad ordinamento civile (Polizia di Stato e Polizia Penitenziaria) che ad ordinamento militare (Carabinieri e Guardia di Finanza).

Per quanto riguarda la Polizia di Stato, le motivazioni di queste carenze sono molteplici. Innanzitutto, bisogna considerare che negli anni Ottanta e fino alla fine degli anni Novanta, ogni anno venivano assunti circa 10.000 poliziotte e poliziotti sia con concorsi ordinari che con l’arruolamento degli agenti ausiliari, ovvero ragazzi che svolgevano il servizio militare di leva nella Polizia di Stato per poi, nella stragrande maggioranza dei casi, restare come agenti effettivi (dai 5000 ai 7000 agenti annui per i primi anni per ridursi alla fine a poche centinaia). Col passare del tempo, gli ausiliari non sono stati più arruolati e i concorsi si sono sempre più rarefatti, fino ad arrivare ai provvedimenti dei ministri Brunetta e Tremonti nel 2010: il primo ha introdotto il turn over al 55%, mentre il secondo, con le cartolarizzazioni, ha ceduto a privati diversi beni demaniali e tra questi gli istituti di istruzione per la formazione dei nuovi agenti che non sono più stati recuperati.

Le piante organiche del 1989 prevedevano circa 117.000 lavoratrici e lavoratori della Polizia di Stato poi, con la c.d. “Legge Madia” del 2017, le nuove piante organiche hanno previsto 106.000 poliziotte e poliziotti per tutto il territorio nazionale e, ad oggi, siamo circa 96.000 destinati ancora a calare in futuro. I nodi sono quindi purtroppo venuti al pettine, quando il personale assunto negli anni Ottanta ha iniziato a raggiungere l’età pensionabile e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza non è (e non sarà) in grado di coprire il turn over, non solo per mancanza di concorsi straordinari - per i quali l’attuale Governo non ha stanziato neanche un euro - ma anche per la mancanza di istituti di istruzione (e di istruttori) che possano formare i nuovi agenti. Sembra che ad oggi non sia in grado di formare più di 4000/5000 agenti all’anno a fronte di circa 8000 pensionamenti.

A questo si aggiunga l’esorbitante aumento dei carichi di lavoro dovuti all’incapacità politica di gestire i fenomeni sociali che vengono fatti ricadere sulle donne e sugli uomini in divisa, come problemi di Ordine Pubblico. Il fenomeno dell’immigrazione, il problema casa, gli effetti del cambiamento climatico, la perdita dei posti di lavoro dovuto alle delocalizzazioni, ecc. sono problemi politico/sociali che non andrebbero fatti ricadere come problemi esclusivi di Ordine Pubblico. Per non parlare del rigurgito del terrorismo internazionale, della criminalità organizzata che incombe nel nostro Paese con tre organizzazioni autoctone (Cosa Nostra, Ndrangheta e Camorra) e delle mafie “di importazione” (Russa, Albanese, Cinese, Nigeriana, ecc.), fino alla microcriminalità spesso dovuta al disagio sociale che vivono le fasce più deboli ed emarginate, come gli immigrati, i tossicodipendenti e anche diverse persone che hanno perso il lavoro, la casa, la famiglia.

Per combattere, ad esempio, la criminalità organizzata, che ormai ha ramificazioni a livello transnazionale e internazionale, andrebbero stanziate risorse, per tecnologie e mezzi, delle quali non si vede nemmeno l’ombra. Così le lavoratrici e i lavoratori della sicurezza sono costretti ad inseguire, con gli scarsi mezzi messi a loro disposizione, criminali che dispongono di tecnologie all’avanguardia.

La riduzione di personale comporta poi una diminuzione del controllo del territorio, e quindi una carenza di prevenzione dei reati: una situazione questa che può innescare (come è già successo) fenomeni che ricordano i periodi più bui del nostro Paese, come il ventennio fascista, ovvero i cittadini che si organizzano in “ronde” per contrastarli.

E l’impiego dei militari nell’operazione “Strade Sicure” è stato l’ennesimo bluff di un Governo incapace di avere una visione e una progettualità sul sistema di sicurezza del Paese. Infatti, questa operazione, che può avere un senso logico laddove i militari vengono impiegati nella vigilanza agli obiettivi sensibili sottraendo da tali incombenze poliziotti, carabinieri e finanzieri che possono essere reimpiegati per i servizi di controllo del territorio, è un’autentica farsa laddove vengono impiegati in operazioni di controllo del territorio. Questo perché, in primo luogo, i militari, che sono ottimi professionisti ma addestrati per difendere il Paese da attacchi esterni, non sono formati per svolgere prevenzione e controllo del territorio; in secondo luogo, non hanno la qualifica giuridica di Ufficiali e Agenti di Polizia Giudiziaria e pertanto non possono operare come gli appartenenti alle forze di Polizia. In definitiva, per usare una metafora, è come se, per aggiustare un rubinetto che perde, si contatta un elettricista, ottimo artigiano ma formato per fare un altro lavoro.

Poi, la riforma pensionistica del 1995, che ha previsto il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, ha fatto sì che l’età media delle lavoratrici e dei lavoratori delle forze di Polizia si innalzasse sempre di più fino a raggiungere ad oggi oltre i 50 anni. Quindi sul territorio abbiamo sempre meno agenti e sempre di età più elevata ai quali, per sopperire all’aumento di impegni, viene disposto di effettuare lavoro straordinario “obbligatorio” (anche oltre le 100 ore al mese in diversi casi) non solo sottopagato - circa 7 € l’ora - ma che in larga parte viene corrisposto anche dopo oltre un anno dalla prestazione.

Sempre da punto vista economico: per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto a fine 2021, sono state stanziate risorse che permetteranno incrementi medi inferiori al 6% quando il tasso inflattivo di questi tre anni risulta essere cresciuto di oltre il 16%.

In definitiva questo Governo, che ha fondato tutte le sue campagne elettorali sulla vicinanza alle forze di Polizia, ha dimostrato con i fatti di aver preso in giro gli elettori creando sempre meno sicurezza, ma anche le operatrici e gli operatori del settore, ai quali non sono stati riconosciuti benefici economici neanche per recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione.

 Gigi Leri Segretario Generale Silp Cgil Emilia Romagna

 

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