La discussione ha toccato vari punti ed è emersa, in primis, la preoccupazione per le scarse risorse destinate al rinnovo del contratto relativo al triennio 2022-2024 che prevedono un recupero inflazionistico di circa il 6% a fronte di un aumento dell’inflazione, nel triennio, ben sopra al 16% con una perdita del potere d’acquisto dei salari che supera il 10%. A questo si affianca il mancato avvio della previdenza complementare e di quella dedicata che farà si che le lavoratrici e i lavoratori del Comparto Sicurezza avranno pensioni sempre più basse generando una categoria di nuovi poveri.
Inoltre, con la legge di stabilità, non sono state previste risorse per assunzioni straordinarie che possano compensare la grave carenza di organici della Polizia di Stato che contano già un deficit di 10.000 lavoratrici e lavoratori rispetto alle piante organiche previste dalla c.d. “Legge Madia”, un gap che è destinato ad aumentare perché il turn over non è in grado di compensare le uscite dei pensionati.
È proprio per questo che la categoria ritiene la toppa sia peggiore del buco; infatti l’ipotesi in campo è quella di aumentare l’età pensionabile di ulteriori due anni elevando ancor di più l’età media delle poliziotte e dei poliziotti che già ora supera abbondantemente i 50 anni.
Per questi motivi il SILP è sceso in piazza il 29 novembre scorso partecipando alle manifestazioni indette da CGIL e UIL in occasione dello sciopero generale e lo stato di mobilitazione continuerà fino a quando le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori del Comparto Sicurezza non saranno accolte.
Le conclusioni sono state affidate al segretario generale nazionale della categoria Pietro Colapietro e a Raffaele Vicidomini, responsabile del Dipartimento Legalità e Sicurezza CGIL Emilia Romagna, i quali hanno confermato le preoccupazioni che attanagliano la categoria e il sostegno alle iniziative di mobilitazione della stessa.
