CERCAFBTWITTERinstagramyoutube
CERCAFBTWITTERinstagramyoutube
testata spacer

di Libero Mancuso¹

Pensavamo che il controllo della criminalità organizzata su vaste aree del territorio nazionale fosse un fenomeno in grado di intossicare la vita civile del Mezzogiorno d’Italia, che non riguardasse il Nord del nostro Paese; ancor più, vivevamo nella certezza che quel fenomeno malavitoso fosse estraneo al territorio di una regione all’avanguardia nella tutela dei diritti dei cittadini e dei lavoratori.

Il ripetersi dei processi alla ‘ndrangheta celebrati nel territorio emiliano ci ha ricondotti alla realtà. Ci ha raccontato che non siamo più nelle condizioni di ignorare ciò che, da alcuni decenni, sta accadendo in Emilia. Ci ha posto di fronte all’esigenza di assumere un ruolo, certo non di facciata, nella tutela della legalità e nella difesa dei diritti dei lavoratori. Diritti schiacciati dalla presenza di organizzazioni mafiose sempre più agguerrite e sempre più padrone del tessuto produttivo, inquinato dalla circolazione di capitali accumulati attraverso traffici illeciti in un passaggio storico contraddistinto da una profonda crisi non solo economica e sanitaria, ma anche politica e sociale. Si tratta di una presenza tossica che agisce al di fuori e contro il rispetto delle regole, che sovverte per poter dettare la sua legge, una legge che non garantisce diritti ma li deforma. Fatta di prepotenze, di corruzione, di estorsioni, di usura, di traffici illeciti, di messaggi intimidatori, di colossali evasioni fiscali, di appalti truccati, di false cooperative, del rilancio di forme arcaiche di caporalato, di vendette sanguinose. Messaggi volti ad affermare la propria supremazia territoriale.

Sono anni che tutto questo avviene nella nostra regione, e sono anni che la sola risposta, l’unico contrasto a questi insediamenti mafiosi è rappresentato dalle Forze dell’Ordine, dalla Magistratura, dall’apparato investigativo. Risposta indispensabile, ma rivelatasi insufficiente perché troppo isolata dal tessuto sociale. Al punto che non è stata in grado di sconfiggere il potere del crimine organizzato. Di allontanarlo dal nostro territorio. Chiediamoci: cosa è mancato nel fronte del contrasto al crimine mafioso? Sembra volercelo ricordare la Corte di Cassazione in occasione della pronuncia in abbreviato del processo Aemilia, segnato anche da un importante risveglio di espressioni della società civile che hanno inteso esercitare, con la loro presenza, ruoli di cittadinanza attiva. Tra queste, il “Sindacato che annovera tra le proprie finalità la tutela delle condizioni di lavoro, intesa non soltanto nei profili collegati alla stabilità del rapporto ed agli aspetti economici dello stesso, oggetto principale e specifico della contrattazione collettiva, ma anche per quanto attiene la tutela delle libertà individuali e dei diritti primari dei lavoratori”².
Principi affermati dai Giudici di legittimità che hanno accolto il ricorso e le sollecitazioni in tal senso provenienti dal Sindacato, costituito parte civile in quel delicato, difficile processo.

È dunque il Sindacato operaio il nuovo protagonista dell’impegno antimafioso, con il suo storico patrimonio di lotte per la legalità, non più riservata al rispetto degli obblighi della contrattazione collettiva, ma estesa alla tutela delle libertà individuali e dei diritti primari dei lavoratori.
Tutto ciò anche attraverso la sua presenza dentro il processo penale, attraverso la costituzione quale parte civile nei processi contro il crimine organizzato. A questo proposito va richiamato il ruolo fondamentale che in questi anni ha assunto la costituzione di parte civile dei familiari delle vittime delle stragi nei processi di eversione dell’ordine democratico. Un ruolo di difesa delle istituzioni, di sostegno delle ragioni delle tante vittime innocenti, di riequilibrio degli schieramenti processuali, di tensione civile per l’affermazione, anche in quei difficili processi, della verità e della giustizia.
Ma spetta al Sindacato anche un ruolo di prevenzione, di diffusione della cultura della legalità, di lotta affinché sui luoghi di lavoro si affermino i diritti costituzionali, indefettibili, di chi lavora.
Un Sindacato che, in questo momento difficile per il nostro Paese e la nostra democrazia, si sente finalmente legittimato ad assumere un nuovo protagonismo, attraverso lo strumento della LAW, nel contrasto al crimine organizzato e nella tutela dei valori della nostra Costituzione, solennemente fondata sul lavoro.

¹ Avvocato di Parte Civile al processo Aemilia. Ex magistrato, è stato Presidente della Corte d’Assise di Bologna. Ha svolto importanti funzioni inquirenti e requirenti nella lotta al terrorismo eversivo e politico in Italia e nel contrasto alle mafie. Presidente onorario di LAW.

² Corte di Cassazione, Presidente Maurizio Fumo, relatore Rossella Catena, Sentenza penale n. 15041 del 24 ottobre 2018, pag. 105.