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Un ostruzionismo irresponsabile, è quello che stanno praticando alcuni istituti di credito in regione riguardo all'anticipazione degli ammortizzatori sociali, a dispetto di quanto è stato sottoscritto anche dalle banche nel protocollo con la Regione Emilia-Romagna. i sindacati e le istituzioni locali. Per questo motivo CGIL, CISL e UIL Emilia-Romagna hanno inviato una dura lettera di protesta all'Abi regionale dopo le  "preoccupate recriminazioni di moltissimi lavoratori che hanno ricevuto risposte negative da parte degli istituti di credito alla legittima richiesta di poter avviare la pratica per il riconoscimento dell'anticipazione bancaria del pagamento degli ammortizzatori sociali", si legge nella missiva.
Da più di 15 giorni, sottolineano i tre segretari regionali Luigi Giove (CGIL), Filippo Pieri (CISL) e Giuliano Zignani (UIL), "continuano a pervenirci diffuse proteste da parte di lavoratori ai quali le banche rispondono che non sanno ancora come procedere per rendere operativo il protocollo sottoscritto" in Regione, "o addirittura, di non avere avuto alcuna comunicazione in merito". Il problema "è stato a più riprese evidenziato anche alla Regione, garante del protocollo, il cui impegno e sollecito per sbloccare la situazione è rimasto ad oggi inascoltato dal sistema bancario. Vogliamo dirlo chiaramente: l''ostruzionismo' da parte di alcuni Istituti di credito non è ammissibile".
I segretari di CGIL, CISL e UIL chiedono che ABI "richiami le banche alla propria responsabilità, nel rispetto di quanto sottoscritto". I lavoratori "devono avere risposte certe e celeri. Nessuno in Emilia-Romagna può essere lasciato mesi senza stipendio a lottare per sostenersi e sostenere i propri cari in un'emergenza come quella che stiamo vivendo".  Se, infatti, "grazie alla contrattazione in molte aziende, soprattutto di media e grande dimensione e buona capitalizzazione, abbiamo ottenuto l'anticipo da parte dell'azienda, in molte altre ciò non è stato possibile per effetto della norma che in alcuni casi prevede il pagamento diretto da parte dell'Inps. E non è possibile proprio per tutte quelle imprese più fragili, sotto i cinque dipendenti, che fin da subito si sono scontrate con una fortissima crisi di liquidità".
L'Emilia-Romagna, concludono Giove, Pieri e Zignani, "dimostri anche in questo caso di essere una Regione in cui nessuno viene lasciato solo e in cui ci si confronta e si condividono scelte dalla quali nessuno poi può pensare di tirarsi indietro per mero calcolo ed interesse". 

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