Ogni giorno che passa le lavoratrici e i lavoratori della Polizia di Stato sono sempre più nell’occhio del ciclone.
Le strumentalizzazioni da parte dei rappresentanti del Governo, sui fatti che, nel bene e nel male, li coinvolgono sono all’ordine del giorno.
Però, quando bisogna fare i conti con le loro condizioni di vita e di lavoro, i solerti governanti si eclissano.
Infatti, oltre a essere costretti molto spesso a turni di lavoro massacranti dovuti alla forte carenza di personale - per via del fatto che le assunzioni riescono a malapena a coprire il turn over - le prestazioni di lavoro straordinario sottopagato (mediamente poco più di 7 € l’ora) vengono per la maggior parte corrisposte dopo circa 2 anni.
Inoltre, molti di questi lavoratori, hanno parecchie settimane di ferie arretrate, che non riescono a fruire per via delle stesse carenze di organico, provocando stanchezza e stress che si riflette sulle loro condizioni di vita e di lavoro.
A tutto questo si aggiunge il fatto che l’ultimo rinnovo del contratto di lavoro ha visto una erosione del potere di acquisto dei salari delle donne e degli uomini in divisa di oltre l’11% rispetto all’inflazione del triennio di riferimento in quanto, a fronte di un indice inflattivo nel triennio 2022-2024 che ha sfiorato il 18%, sono stati previsti aumenti del 5,78% con una perdita di circa 300 € al mese.
Per non parlare della mancaza di risposte – o peggio ancora delle risposte arroganti da parte del Governo – in relazione alle politiche del lavoro, alle politiche abitative, alla lotta al cambiamento climatico, alla sicurezza sui luoghi di lavoro, alla pace in medioriente. Un tipo di risposte che spesso hanno fatto sì che le manifestazioni di piazza si siano moltiplicate e le lavoratrici e i lavoratori della Polizia di Stato si siano trovati a fronteggiare il disagio dei manifestanti, spesso provocati da dichiarazioni scomposte da parte di membri di primo piano del Governo che hanno esasperato gli animi e hanno fatto si che sia venuta sempre meno quell’opera di mediazione, fondamentale nelle piazze per evitare incidenti.
Questo fortissimo impiego nei servizi di Ordine Pubblico è avvenuto a scapito della sicurezza delle nostre città. Sicurezza che deve essere considerata un bene primario dei cittadini e soprattutto di quelle fasce più deboli e che quindi dovrebbe essere vista come un investimento per il benessere e la pace sociale e non come una spesa.
Infatti, sono gli anziani e i meno abbienti le vittime predilette di quella criminalità diffusa, dalla quale non sono in grado di difendersi al contrario dei più ricchi i quali pongono a difesa dei loro beni, sofisticati sistemi di allarme e difese passive che le fasce più vulnerabili non possono permettersi.
La sicurezza si costruisce principalmente con la prevenzione dei reati e l’unico sistema per prevenirli è il controllo accurato del territorio. Il sindaco di Bologna, qualche mese fa ha parlato della necessità di una volante ogni 25.000 abitanti per avere un sufficiente controllo del territorio. Nelle città capoluogo ne abbiamo mediamente meno della metà tra Polizia e Carabinieri e la situazione nei comuni delle province è addirittura più critica perché molte Stazioni dell’Arma dei Carabinieri restano aperte 6 o al massimo 12 ore al giorno e molto spesso non sono nelle condizioni neanche di impiegare sul territorio una pattuglia.
Questo fa si che i cittadini si sentano indifesi e, alle roboanti dichiarazioni in campagna elettorale degli attuali governanti, non sono seguiti i fatti poiché gli organici delle forze di polizia continuano inesorabilmente a calare.
Siamo stanchi dei decreti emergenziali per ogni fatto eclatante che riguarda il Paese, provvedimenti legislativi che non solo non portano risultati ma, spesso, aggravano le condizioni di lavoro degli operatori e della magistratura. Per non parlare di “scudi penali” che pongono la categoria degli appartenenti alle forze di polizia come cittadini “diversi” da tutti gli altri e questo non aiuta a stemperare gli animi, specialmente nelle manifestazioni di piazza.
C’è, invece, la necessità di un progetto organico per la sicurezza che deve prevedere, oltre ad un incremento degli organici delle forze di polizia, provvedimenti legislativi che rendano certe le pene, accordi con i Paesi di provenienza dei migranti per la loro identificazione e una riforma del Testo Unico sull’immigrazione che consenta l’espulsione dei criminali e che tuteli quei cittadini stranieri che chiedono la protezione internazionale e quelli che, a causa delle sempre più frequenti crisi aziendali, perdono il posto di lavoro e di conseguenza la possibilità di rinnovare il proprio permesso di soggiorno.
Anche le politiche sociali vanno finanziate per evitare che le fasce più deboli ed in situazioni di disagio possano cadere nelle mani della criminalità. Infine, è necessaria una seria lotta all’evasione fiscale e al lavoro nero che permettono ad imprenditori senza scrupoli di avvalersi di manodopera – è un eufemismo chiamarla a basso costo – gestita da “caporali” spesso legati alla criminalità organizzata. Criminalità organizzata che non è mai entrata nell’agenda del Governo - troppo impegnato a fare la guerra alla magistratura - invece di fare investimenti in personale e tecnologie che possano permettere di essere in grado di contrastare sia le mafie autoctone (siamo l’unico Paese del continente con tre organizzazioni criminali mafiose) che quelle straniere (nigeriana, cinese, albanese, ecc.). È quindi paradossale che, mentre le mafie non hanno confini e diventano sempre più sfuggenti al controllo di legalità, l’unico provvedimento che sia stato preso da questo Governo sia stato quello del limitare le intercettazioni telefoniche, limitandone l’utilizzo per quei reati “spia” (rapine, estorsioni, usura, traffico di stupefacenti o armi) che portano a scoprire vere e proprie consorterie criminali.
Gigi Leri Pietro Colapietro
