C’erano davvero tutti i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo e dei cinema questa mattina in piazza Roosevelt a Bologna in occasione della mobilitazione nazionale indetta da SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM UIL.
Convocata da tempo, ha assunto un nuovo e più drammatico significato dopo la chiusura di tutti gli eventi legati al settore decisa dall’ultimo DPCM che sta mettendo in ginocchio i 50 mila lavoratori e lavoratrici dell'Emilia-Romagna.

"Molti non hanno ancora visto gli indennizzi promessi a marzo e adesso crediamo che sarà molto difficile che il Governo dia questi nuovi 'ristori' promessi. Inoltre, quello che chiediamo sono reali risarcimenti e non l'elemosina”sottolinea Antonio Rossa della Slc-Cgil Emilia-Romagna. "Le cose tra l'altro le vediamo sotto i nostri occhi, perché non è che è stato fermato il lavoro, quello va avanti. Non regge la motivazione di 'non far ammalare i lavoratori' per giustificare le chiusure del settore perché non vediamo le file di macchine fuori dai cinema e dai teatri. Si tratta di una vera e propria offesa verso questi operatori della cultura", aggiunge Rossa. Durante il presidio una delegazione sindacale ha incontrato il prefetto di Bologna Francesca Ferrandino.
Antonio Rossa, SLC CGIL ER
“Quando si fanno queste scelte devono essere condivise con chi rappresenta quei lavoratori e non con delle scelte unilaterali”, ha protestato il coordinatore della SLC CGIL Emilia-Romagna Giuseppe Ledda. “Il Governo provi a dare delle risposte certe perché ancora oggi in troppi non hanno ricevuto le varie indennità. E' inaccettabile. Questa volta le risorse devono arrivare immediatamente perché ci sono lavoratici e lavoratori alla fame. Se non dovesse accadere, è chiaro che come organizazioni sindacali prenderemo tutte le decisioni utili e necessarie".
Giuseppe Ledda, coordinatore SLC CGIL ER
