Abbiamo parlato in un recente articolo dell’indagine “Radici”, condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Direzione Antimafia di Bologna, che ha portato all’arresto o alla denuncia di 34 persone. Accusate a vario titolo di operare al soldo di una organizzazione mafiosa di ‘ndrangheta. Un gruppo violento e particolarmente attivo a Cervia, Cesenatico, Reggio Emilia, Carpi, Campogalliano e Bologna.
Tra le dieci persone a cui è contestato il 416 bis, appartenenza ad associazione criminale di stampo mafioso, figurano Rocco Patamia e il figlio Francesco nella veste di ideatori e promotori. Entrambi legati alla ‘ndrina dei Piromalli di Gioia Tauro, portavano avanti le loro attività illecite qui al nord, nel campo dell’industria dolciaria, intimidendo le vittime con frasi esplicite tipo: “Ti ammazzo come il porco” o “Piuttosto che ridarti indietro l’azienda la brucio con la benzina”.
Francesco Patania viveva prima dell’arresto tra Milano e Bruxelles, dopo l’ascesa politica che lo ha portato ad essere candidato alle recenti elezioni politiche nella coalizione di destra “Noi moderati” a Piacenza. Le sue relazioni con la cosca dei Piromalli erano assicurate secondo gli investigatori da due personaggi con i quali operava in stretto rapporto: Giuseppe Maiolo detto il ragioniere, cognato di Gioacchino Piromalli detto l’avvocato (attualmente in carcere per associazione mafiosa), e Marcello Bagalà, commercialista a sua volta arrestato nel 2021 per appartenenza all’organizzazione mafiosa. Ma Francesco Patamia si incontrava spesso a Roma anche con un terzo personaggio di tutto rilievo: Teodoro Mazzaferro, omonimo dello zio paterno che ha nel curricolo penale anche il sequestro di persona e l’estorsione oltre all’associazione di stampo mafioso.
Queste relazioni non impedivano a Francesco Patamia di inventarsi un futuro politico con un progetto realizzato grazie all’intermediazione, dice l’ordinanza di custodia cautelare, di Massimo Romagnoli, parlamentare messinese di Forza Italia nel 2006, poi responsabile europeo degli “Azzurri nel mondo”. Romagnoli è stato arrestato nel 2014 in Montenegro a seguito di una inchiesta delle autorità statunitensi. Estradato negli USA è stato condannato a 4 anni di reclusione con l’accusa di avere tentato una vendita di armi (cannoni anti aereo e lancia razzi) all’organizzazione terroristica FARC, riconducibile ai cartelli colombiani leader mondiali di produzione ed esportazione della cocaina. Dopo quasi tre anni di galera è stato scarcerato perché assolto in Appello e oggi risulta essere Chief Executive Officier di una impresa che offre consulenze e affianca enti pubblici in Europa per la gestione di progetti sulla difesa internazionale finanziati dalle Nazioni Unite.
Roba da film.
Di un non meglio precisato “progetto”, per il quale viene convocato in Germania, Patamia parla al telefono nel gennaio 2020, mentre si trova a Bologna in visita al padre, con un amico di Caltanisetta. Patamia dice di essere appena rientrato a Bologna da Roma, dopo un non meglio precisato “appuntamento al Quirinale”. Ma l’altro non pare interessato alla cosa: “Ascoltami bene! Tu prima di arrivare a Bruxelles ti devi fermare da solo qui da noi!! (in Germania). Da solo, senza nessuno. Comunica solo con questo numero di telefono. Ci sono grosse novità!”
E Patania risponde: “A disposizione!!”
Questi strani soggetti con cui parla, dicono sempre gli atti, spuntano man mano che Patamia decide di dedicarsi alla politica e di trasferirsi a Bruxelles, cercando al tempo stesso di sbarazzarsi delle società fortemente indebitate su cui ha messo le mani in Emilia Romagna, affidandole a prestanome di comodo e depredandole di tutti i beni posseduti. In particolare portando al fallimento l’impresa FP Group srl con sede a Reggio Emilia.
Francesco Patamia è ormai lanciato in politica ma non dimentica certo il core business dell’organizzazione criminale, come testimoniano le telefonate intercettate dalla Finanza con Saverio Serra, il mafioso affiliato con il grado di camorrista alla cosca Mancuso che aveva detto al proprietario di un appartamento in provincia di Modena: “Vengo e ti taglio la testa e giro per Campogalliano con la tua testa. Perché quando finisce il corso dei giudici, inizia un’altra giustizia: quella divina!”.
In una delle tante telefonate tra i due, Patamia dice a Serra: “Domattina sono a Bruxelles, perché devo andare al Consiglio d’Europa. Che c’è pure Tajani. Quindi prima di venerdì non ritorno. Ma sabato sono a tua disposizione. Ti devo fare dei versamenti?”
Serra: “Sì, e urgente pure!... E mandami una fotografia di Tajani.” Il quale, è doveroso precisare, non c’entra nulla con questa indagine. Neppure c’entrano altri due personaggi pubblici che Patamia si vanta di avere incontrato sempre durante una conversazione con Serra: “Ieri ho mangiato con il Re e la Regina. Voglio dire: un incontro importante. Ho le fotografie! È uscito pure un articolo sul giornale… Mi sto portando avanti, voglio dire. Hai capito?”
Di che Regno i due siano Re e Regina gli atti non lo specificano. L’ordinanza di arresto dettaglia invece i precedenti di Polizia maturati da Francesco Patamia: tentato omicidio, falso, lesioni personali e minaccia, falsità ideologica, appropriazione indebita, truffa, favoreggiamento, frode in commercio, esercizio abusivo dell’attività di gioco e calunnia. In più è figlio di Rocco Patamia e Vincenza Sarto, entrambi con precedenti: Rocco per truffa e minacce, Vincenza per truffa aggravata ai danni… proprio dell’Unione Europea.
Tutto ciò non impedisce a Francesco Patamia di portare a compimento il proprio disegno politico, di diventare presidente del Partito degli Europei e Liberali e di essere candidato alla Camera nelle elezioni politiche del 2022 in Italia. Ma il Commissariato di Pubblica Sicurezza di Cesena e la Guardia di Finanza dell’Emilia Romagna l’hanno monitorato per anni ed ora, dietro le sbarre, dovrà rispondere alle pesanti accuse messe nero su bianco dal Sostituto Procuratore Antimafia di Bologna Marco Forte.
Paolo Bonacini
