Lo scorso 15 luglio è stata sottoscritta l’ipotesi di accordo per il rinnovo contrattuale delle donne e degli uomini in divisa relativo al triennio 2025 – 2027.
Dire che si è trattata dell’ennesima presa in giro da parte del Governo è un eufemismo. Infatti questo esecutivo, che fin dalla campagna elettorale del 2022 si era dichiarato “vicino” alle forze di polizia e militari, nei fatti ha dimostrato di esserlo solo a parole – che sono gratis – e non nei fatti (che hanno un costo).
I due rinnovi contrattuali sbandierati dal centrodestra – mi permetto di sottolineare – dovuti e non elargiti, non solo non hanno permesso di compensare gli aumenti inflattivi che, nel triennio 2022 – 2024, si sono attestati intorno al 17% e l’aumento contrattuale (come per tutto il pubblico impiego) è stato pari al 5,78% con una perdita di potere di acquisto per le poliziotte e i poliziotti pari a circa 300 € netti al mese; questo contratto, che prevede un aumento pari al 4,6%, anche in questo caso non permette il recupero del gap inflattivo stimato per difetto nel triennio intorno al 6,3% con una ulteriore perdita di potere di acquisto.
Purtroppo la firma ci viene “estorta” in quanto, la mancata sottoscrizione dell’accordo, non permetterebbe alle sigle non firmatarie di prendere parte alla contrattazione di secondo livello – che per i militari non è nemmeno prevista – escludendole pertanto da ulteriori accordi sindacali non essendo prevista per le forze di polizia e militari l’elezione delle R.S.U.
Le promesse, fatte dal Governo alla firma del contratto nel dicembre del 2024, che con il contratto del triennio successivo si sarebbe provveduto a far recuperare le somme perse, si sono dimostrate l’ennesima presa in giro per le lavoratrici e i lavoratori in divisa.
Un discorso a parte va fatto sul tema del lavoro straordinario. Intanto bisogna dire che le forze di polizia effettuano il 30% del totale delle ore di straordinario effettuate da tutto il pubblico impiego (su oltre 3 milioni di dipendenti pubblici le forze di polizia sono meno di 300.000).
Questo accade per due motivi. Il primo è dato dal fatto che l’ora di straordinario per le forze di polizia è sottopagata in quanto, per un’ora di lavoro straordinario, viene corrisposta una cifra netta che si aggira tra i 7 e gli 8 euro, molto meno del corrispettivo di un’ora ordinaria. Il secondo è dato dalla cronica carenza di organici (solo per la Polizia di Stato 13.000 in meno rispetto alle piante organiche previste dal c.d. “Legge Madia”) per cui, senza l’effettuazione di prestazioni di lavoro straordinario, la “macchina della sicurezza” si fermerebbe.
Se si considera che ogni tre lavoratrici e/o lavoratori che effettuano mensilmente 50 ore di straordinario lo Stato risparmia un’assunzione ecco che si crea il corto circuito perfetto. Infatti, premesso che per le donne e gli uomini in divisa lo straordinario è “obbligatorio”, ovvero non ci si può sottrarre, allo stesso modo, con contratti che impoveriscono la categoria, le lavoratrici e i lavoratori si prestano facilmente a lavorare anche 50 ore alla settimana per integrare lo stipendio che con gli ultimi contratti non permette alla categoria una vita dignitosa, specialmente nelle grandi città che hanno un costo della vita più alto.
Stendiamo poi un velo pietoso sul fatto che molte di quelle ore effettuate con enormi sacrifici vengono corrisposte anche a due ani di distanza dalla prestazione lavorativa.
Inoltre, pur senza avere in mano dati statistici, rileviamo anche, purtroppo, un aumento di malattie cardiovascolari specie nei soggetti più esposti a lunghi turni di servizio dovuti ad attività di carattere operativo.
Anche in questo caso, la stessa Presidente del Consiglio aveva dichiarato che era intollerabile che un appartenente alle forze di polizia percepisse per un ora di straordinario meno di quanto percepisca per un ora ordinaria ma il risultato è che con questo contratto l’aumento medio per un’ora di straordinario è inferiore ad un euro lordo vale a dire che i famosi operatori che effettuano le 50 ore di straordinario mensile si vedranno corrisposti circa 30 euro in più al mese (neanche un caffè al giorno).
Anche sul fronte delle assunzioni straordinarie, che dovrebbero colmare le croniche carenze di organici, il Governo continua a balbettare perché le nuove assunzioni non riescono a coprire il turn over considerato che ogni anno vanno in pensione dai 7 ai 10.000 lavoratori e la capacità formativa delle scuole di polizia in Italia non va oltre i 5/6000 posti.
Questo è dovuto anche alle “cartolarizzazioni” dell’allora Ministro dell’Economia Giulio Tremonti – Ministri dell’Interno Claudio Scajola e Giuseppe Pisanu - il quale aveva pensato bene di dismettere diverse scuole di Polizia per cederle a privati o per passarle ad altre mansioni (Duino, Vicenza, Bolzano, Genova, Reggio Emilia, Bologna, Senigallia, Foggia) e quindi anche volendo assumere nuove poliziotte e poliziotti non è stato effettuato un progetto che prevedesse la costruzione di nuovi istituti di istruzione per poterli formare.
Purtroppo l’unica leva che potrebbe scardinare questo trend al ribasso sarebbe dotare anche le forze di polizia e le forze armate di quel diritto previsto dall’art.40 della Costituzione ovvero il diritto di sciopero, con tutti i limiti che possano essere previsti per tutelare la sicurezza delle cittadine e dei cittadini. Ma se il diritto di sciopero è previsto per i sanitari, che tutelano un bene primario come la salute, non si comprende per quale motivo tale esercizio debba essere vietato alle forze di polizia e alle forze armate.
